Tadaan… Salve a tutti! Ecco, come promesso, l’inizio del super capitolo “THE STORY SO FAR…” Cercherò di non dilungarmi troppo (beh… diciamo troppissimo, và! :oP) Sooo… si comincia! XD
Dunque dunque. Questa avventura californiana è cominciata ufficialmente il 16 settembre, quando sette + uno eroici studenti padovani, più simili ad un manipolo di gitanti allo sbaraglio che a vincitori di una borsa di studio, si sono trovati all’aeroporto Marco Polo di Venezia. Devo dire che prendere l’aereo per la prima volta è stata per me una grande emozione… Le 12 ore di viaggio sono passate relativamente in fretta, visto che eravamo in compagnia e soprattutto ci hanno portato da mangiare in continuazione… “Perfetto!” - ho pensato - “Stiamo andando negli USA, che non sono tipicamente famosi per la cucina leggera, è già cominciamo a mangiare di tutto… Al ritorno dovremo di sicuro pagare un supplemento”.
Giunti a destinazione e superati i numerosi e perlopiù incomprensibili check-points, la prima impressione a Los Angeles una volta usciti dall’aeroporto è stata: “WOW! E’ davvero come nei telefilm…”, anche se questo pensiero è sorto semplicemente guardando una banalissima palma di fianco ad una freeway a diciottomila corsie. Il tipo che ci ha portato in albergo, poi, è stato il primo della lunga serie di personaggi tragicomici incontrati finora. Oltre a parlare un americano più astruso dell’americano stesso, poiché di origini siriane o giù di lì, ci ha regalato perle del calibro di “Si si, ho sentito parlare di Romeno e Giulietta!” Va bene, passi la rivisitazione in chiave contemporanea, ma qui mi pare si esageri un po’.
I primi giorni in albergo sono stati abbastanza confortevoli, se escludiamo un incontro improvviso ed estremamente ravvicinato con un orribile scarafaggione, sconfitto solo grazie ad una lunga ed estenuante battaglia di trincea. Oh, inutile dire che la quantità di pratiche burocratiche per non essere rispediti in Europa con il primo peschereccio battente bandiera portoricana è stata degna degli stati Uniti! Se non altro, però, abbiamo preso confidenza con l’organizzazione del campus, che a ben guardare non è particolarmente dissimile dall’università padovana. Anche noi, infatti, abbiamo uno stupendo parco in mezzo a costruzioni organizzate con criterio e tenute benissimo, alberi e verde ovunque, WC con azionamento a fotocellula (ad oggi non ne ho ancora capito la tempistica), touch screen da mille pollici, aule con poltrone imbottite super comode (ehm… troppo, forse…) e molto altro ancora. Una cosa alquanto bizzarra, invece, è che qui in California in un sacco di posti pare di stare a Gardaland piuttosto che in un villaggio commerciale, in un supermercato, in un luogo di studio, in un lungomare…
Visto che abbiamo l’abbonamento gratuito, abbiamo preso pure confidenza con gli autobus, che qui sono usati solamente da qualche studente, da ispanici, da vagabondi e da ciclisti stanchi (si può caricare la bici davanti al bus, da noi se vedono una cosa del genere ti tirano sotto subito…). A bordo e alle fermate abbiamo incontrato i tipi più assurdi: un tipo enorme si è tolto le infradito e si è messo beatamente a dormire sui cinque sedili in fondo, un altro si è messo a pregare affinché arrivassimo sani e salvi a destinazione… Anche noi, di ritorno da una spesa di lenzuola, cuscini e cianfrusaglie varie, abbiamo comunque contribuito allo spettacolo, sommergendo mezzo autobus di borse e sacchetti! Ancora non capisco come, in quella circostanza, non siano apparsi dinnanzi a noi i responsabili dell’ufficio immigrazione.
[TO BE CONTINUED...]
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wooooow!semplicemente grandioso..e complimenti per l’ucisat-1!!!di questo non me ne avevi accennato stamat…bravoooooooo dear collegue and friend!!vai così!!ciao ciao
Proprio un’avventura!!XD Grazie per renderci partecipi con blog e foto, tato!^^